19 Dicembre 2009

Plato’sCave
Diaspora, o Come sembrare più acculturati andando al Cinema

06/12/2009, ore 22:30

“No! Non voglio andare a vedere i Coen!”.
Invece, eccomi qui a sorbirmi l’ultimo vezzo dei tanto decantati fratelloni del cinema – ah, pardon – del Cinema Ricercato Americano.
Ricercato poi da chi, rimane un mistero.
No, anzi lo so! Il loro è un pubblico di pretenders, “pretendenti” al Sacro Impero del Cinema d’Autore.
Codesta gentaglia è composta di personucole di varia estrazione sociale e/o culturale, le quali usano il Cinema come argomento di discussione per nutrire onanisticamente il proprio ego e apparire così meno patetici.
Solitamente li puoi vedere davanti alle sale di proiezione, tutti presi a discutere vivacemente dell’ultimo film di Soderbergh o di Rodriguez. A prima vista potrebbe sembrare che stiano sproloquiando tra loro dell’ultima scoperta filmica, ma in realtà è a voi che stanno puntando, sanno che li guardate e cercano d’impressionarvi con quelle che credono essere dotte elucubrazioni sul Cinema d’Autore.


Orsù, scordiamoci i pretenders, e andiamo al cinema a vedere L’Ultimo Film dei Fratelli Coen! E chi se ne frega se è bello o brutto, se è un puro esercizio di stile o semplice gigioneria su pellicola, almeno avremo visto L’Ultimo Film dei Fratelli Coen e ce ne potremo vantare con gli amici!
Io però non posso fare a meno di pensare di essere circondato da odiati
pretenders, me li sento tutti intorno, vociferare ansiosi di quale unica esperienza estetica potrà regalargli L’Ultimo Film dei Fratelli Coen, lamentarsi della diaspora avvenuta tra questo cinema e il multiplex della zona, per cui la carta cinechip con la quale andavano a vedere (segretamente) i film di De Sica non varrà più per espletare le loro visioni d’Autore. Sono dappertutto! Maledetti fratelli Coen!

Per fortuna, all’interno della sala è presente un gruppetto di liceali, autentico spreco di carne, ormoni e pus da acne, il quale almeno limiterà le perfomance cinefile dei pretenders: questi ultimi, infatti, fondamentalmente codardi, si asterranno da ridicoli commenti a voce alta che potrebbero esporli al dileggio dei liceali. Scolasticamente ripartiti in due file della sala (con maschi da un lato e femmine e finocchi dall’altro), tali aborti adolescenziali rivelano da subito la loro natura beota, scuotendo all’unisono la fila di poltroncine e ridendo come trogloditi. L’idea che essi rappresentino il futuro mi fa desiderare la Fine dei giorni.

All’improvviso, la sala si stringe in un religioso silenzio: iniziano i trailers! Toh, il nuovo film col sempre bravo e contenuto Valerio Mastrandrea: sarà sicuramente bello e io andrò a vederlo… no, scherzo. Con l’anticipazione dell’ultima, inutile pellicola di Pieraccioni emerge il lato greve della sala: risate e risate, e pure qualche rutto.

Finalmente (?) inizia il film dei Coen col solito incipit coi fiocchi: non c’entra un cazzo con tutto il resto del film, ma narra la storiella di marito e moglie che accolgono una sera un vecchio che si credeva essere morto. Il vecchio (un bizzarro incrocio tra Babbo Natale e Rasputin) è in realtà un dibbuk, ossia un posseduto in bilico tra la vita e la morte nell’immaginario ebraico. Ci avrei scommesso! Un film sugli ebrei! E mentre scorrono titoli di testa stile Il Codice Da Vinci, io fantastico su quanto avrei sempre desiderato avere un amico ebreo: ma sì, un simpatico giudeo da prendere in giro per la sua kippàh e il suo pisello scorciato, con cui far finta di dibattere sulla Torah e andare a mangiare robaccia kasher. Poi penso: “E se mi capitasse un tizio col nasone? O peggio, se fosse un gran tirchio e dovessi sempre pagargli da bere?!”, e così questa fantasia velocemente si estingue.


Nel frattempo al protagonista ne capitano veramente di tutti i colori, in una spirale di avvenimenti bizzarri e umorismo nero. Questa specie di parabola yiddish sull’inesplicabile piano divino per l’uomo è piena di coenate: ma sono appunto tali situazioni paradossali ad attrarre il pretender, a spingere in lui la risata e a fargli credere di essere un po’ più intelligente degli imbecilli con i quali sta guardando il film. A una battuta di un personaggio sulla stupidità e sulla faciloneria degli italiani però scende il gelo nella sala.

Al termine della visione, il dibattito s’infiamma: che senso ha essere “seri” come il protagonista quando il tuo stesso Dio gioca scopertamente fuori dalle regole? E mentre siamo lì a discutere animatamente se questa boiata sia meglio o peggio di Prima ti sposo, poi ti rovino, una verità mi assale come un uragano a ciel sereno: noi che a mezzanotte passata rimaniamo qui fuori al freddo a incensare L’Ultimo Film dei Fratelli Coen, non siamo anche noi dei pretenders? Mi sono trasformato nel mio peggiore nemico. Maledetti fratelli Coen, maledetti ebrei!

Dr. Pretorius